La Sussidiarietà è un padre


Mercoledì 4 dicembre c’è stato il quarto incontro sui principi della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.
Il tema del giorno era la Sussidiarietà…già, ma cosa è la Sussidiarietà? Se ne sente parlare spesso nelle interviste dei telegiornali, o in quei talk show nei quali invitano i politici che parlano e litigano solo per farsi vedere; citano questo termine con sufficienza, come se tutti sapessero di cosa si parli, con maggior frequenza vicino alle elezioni, ma appena queste finiscono il termine sparisce dai media, per poi ricomparire alla prossima tornata elettorale, senza che nel frattempo nulla sia cambiato, e in tutto ciò nessuno che si fermi un attimo a spiegare cosa sia la Sussidiarietà.
Ci hanno pensato quelli di OL3, con uno stile fraterno, atipico, orizzontale, simpatico, dotto, efficace: come al solito.
La Dottrina Sociale della Chiesa è costruita come una famiglia, attorno a dei principi che ne costituiscono l’ossatura e ne indicano le funzioni :
– il Principio-Persona (ne abbiamo parlato mercoledì 6 novembre) rappresenta nel suo insieme tutti gli individui, ma soprattutto quelli da tutelare e difendere nella loro unicità – “i Bambini e gli Anziani”;
– il Bene Comune (ne abbiamo parlato mercoledì 20 novembre) rappresenta “la Casa”, il luogo in cui la famiglia vive e sviluppa al meglio le sue potenzialità;
– la Solidarietà (ne parleremo mercoledì 18 novembre) rappresenta “la Madre”, colei che protegge e consola, l’affetto, la coperta calda,un sorriso, un abbraccio;
– La Sussidiarietà rappresenta “il Padre”, colui che avvia i figli alla vita, li aiuta a scoprire la bellezza dell’autonomia, il coraggio nell’affrontare le prove della vita, la responsabilità di appartenere ad una comunità, con le sue regole, i suoi diritti e i suoi doveri.

Questa immagine già ci fornisce le prime caratteristiche della Sussidiarietà : è un principio che si genera nella relazione e si sostanzia nel “sub-sidium” ovvero nell’aiuto che il più grande deve dare al più piccolo, per permettergli di svilupparsi, di crescere, di responsabilizzarsi, di diventare un elemento utile e proficuo all’interno delle società, per sé stesso e per gli altri.

Questo principio, basilare nella dimensione familiare, è altrettanto valido e sostanziale nella dimensione sociale, dove il “più grande”, ovvero lo Stato, con tutte le sue propaggini istituzionali (Regione, Provincia, Comune, Municipio,…), deve avere lo scopo prioritario di aiutare il “più piccolo”, ovvero il cittadino, le associazioni, le piccole aggregazioni sociali spontanee di famiglie o di lavoratori, a dare il proprio contributo alla comunità, a fare ciò che gli riesce meglio, a lavorare con la propria passione e il proprio impegno, limitandosi da parte sua a controllare a distanza, intervenendo solo per correggere ed indirizzare, qualora serva. Insomma ciò che farebbe un padre per insegnare al proprio bambino ad andare in bicicletta : lasciarlo libero di provare, di prendere iniziativa, di pedalare da solo, salvo intervenire per indicare la strada, per limitare i pericoli o per aiutare il bambino a rialzarsi da una caduta.

Questo è, per la Dottrina Sociale, il principio di Sussidiarietà, un modello concreto e percorribile di vita civile e di relazione sociale, in cui lo stato aiuta e controlla, fissa delle regole giuste e si limita a farle osservare. Uno stato “paterno” che non complica la vita, non burocratizza, non cerca il proprio potere ma il benessere e il libero sviluppo del cittadino. Uno stato che vuole realizzare il bene comune.

Uno sguardo alla vita di tutti i giorni ci basta per capire quanto siamo distanti da questo ideale: oggi viviamo in una società in cui lo stato soffoca i cittadini e le famiglie con una iniqua pressione fiscale, i cui proventi sono in buona parte mangiati dalla burocrazia e dall’assistenzialismo, definisce un’enorme quantità di regole, spesso contraddittorie, che non mirano al bene comune, finalizzate a definire e irregimentare i cittadini in modelli precostituiti che ci stanno sempre più stretti e non risolvono i problemi economici e sociali, uno stato che limita la libertà di scelta formativa delle famiglie per i propri figli, che limita la libertà di impresa, senza essere in grado di supplire al desiderio di una casa, di un lavoro e di un reddito per i giovani che vogliono farsi una vita.

Uno spezzone del film “Bianco Rosso e Verdone” chiarisce alla perfezione quanto sopra: uno stato che si comporta come Furio, che soffoca con la sua logorrea onniscente, che crede di poter pensare a tutto, che detta regole su come riempire il vano della macchina e bilanciare il peso, cosa mangiare, cosa prendere per il viaggio, che strada fare, dove fermarsi, che risolve tutto senza lasciare il minimo spazio di iniziativa e di fantasia alla povera Magda e ai poveri Anton-Luca e Anton-Giulio, che infatti ammutoliscono.

La dignità delle persone si concretizza attraverso l’agire di ognuno di noi. Facendo un esempio concreto con il mondo del lavoro: se il nostro capo ci togliesse tutte le mansioni a cui siamo delegati, ci sentiremo umiliati, mortificati in quello che siamo, insorgerebbe prima rabbia e poi menefreghismo.
Facciamo ora un parallelo con la situazione sociale : uno stato che blocca tutto, che toglie gli spazi di partecipazione sociale nella cosa pubblica, che mortifica ogni forma di autonomia, genera il menefreghismo, l’antipolitica, stimola il disagio giovanile e premia la furbizia di chi riesce a passare tra le maglie delle mille regole. Il male sociale, che ci blocca nella situazione attuale, nasce anche dal non aver compreso il ruolo e l’importanza del principio di Sussidiarietà nella vita economica, politica, civile e sociale che siamo chiamati a vivere.

Una delle risposte efficaci a questa crisi non è solo abbattere il cuneo fiscale o detassare le assunzioni, non è solo aumentare i diritti o pedonalizzare il centro storico. Bisogna cambiare ottica, dando spazio e credito al principio di Sussidiarietà.
Ci siamo lasciati con una domanda : Ogni persona ha dentro di sé qualcosa da offrire per il bene comune, noi cosa ci sentiamo di offrire? “Immischiarsi” significa anche cominciare ad avere delle chiavi di lettura diverse, che ci consentano di immaginare prima e realizzare poi, un mondo diverso, più fraterno, più libero, più giusto, più bello.

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#temiOl3

  • 10527621_319450061513206_8925441035976221652_nQualcosa è cambiato. No, non al Governo, perché cambiano le persone, ma la tendenza a fare troppi provvedimenti spot è sempre la stessa (a che servono, tanto per dirne una, 1000 asili nuovi se non si fanno figli e se chi ce li ha è vessato dalle tasse?). No, non in Parlamento, perché “fatta la legge, trovato l’inganno” e ormai decidono più i giudici degli onorevoli (anzi, forse questa potrebbe essere una novità, ma no, è già cosa vecchia). Insomma, qualcosa è cambiato intendevamo qui, tra noi, a #OL3.

    Dopo il lungo tour, faticoso ma entusiasmante, che ha coinvolto oltre 40 parrocchie romane, abbiamo raccolto moltissime adesioni per la 3 giorni di formazione con persone da varie parti d’Italia (dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche), che porteranno i nostri contenuti nei loro territori, appassionando,anzi, "immischiando" a loro volta, altri amici.

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