Il bene comune, pane da mangiare

Mercoledì 20 novembre, ore 21:00, teatro della parrocchia San Giovanni Battista de Rossi. Stasera si parla del Bene Comune secondo il pensiero della Dottrina Sociale.

Io so cosa sia il bene comune, è ovvio… il bene comune  è….sono… quei beni che… appartengono a tutti? Ma si certo, quei beni che sono utili a tutti, e quindi devono appartenere a tutti, cioè devono essere gestiti dallo stato che garantisce proprio tutti, anche gli ultimi… Si, questa mi sembra una definizione appropriata…poi ci penso su…ma se la mano pubblica è quella che ho visto ieri quando sono andato in quell’ufficio dove ho fatto ore di file perché il dipendente, con la coda allo sportello, era andato a prendere il caffè? Oppure in quell’altro ufficio, dove mi hanno rimpallato da uno sportello all’altro per ore, senza che nessuno volesse prendersi la responsabilità di risolvere la mia pratica?

Casi isolati certo, ma se questa rischia di essere la mano pubblica non sono più così certo di come si realizzi il bene comune, e neanche precisamente di cosa sia.

Entro e provo a capirlo meglio: cominciamo con un filmato in cui Papa Francesco ci spiega che la politica è la più alta forma di carità perché cerca il bene comune e “immischiarsi” in politica, per realizzare il bene comune, è un dovere per il cristiano.

Molto bene, ora sono più sicuro che devo fare il bene comune, ma che significa?

Ci spiegano prima di tutto cosa non è il bene comune : il bene comune non è internet, perché internet è solo uno strumento con cui si può compiere sia il bene che il male. Già qui mi cade una sicurezza. Poi ancora : Il bene comune non è l’acqua, non è l’ambiente, non è la cultura, il bene comune non corrisponde con i beni comuni. Ora non ci capisco più niente, ma il discorso si fa interessante: cosa è il bene comune?

La Dottrina Sociale ci dice che, per realizzare il bene comune, bisogna che chi ci governa agisca su sé stesso per dominare la propria persona in funzione del bene del prossimo.

Bello, ma andiamo avanti! Cosa c’entra con la mia persona? Cosa posso fare io?

Parte uno spezzone di Acqua e sapone, in cui il prof. Verdone, in vestaglia, prova a spiegare la poesia “a Silvia” ad un gruppo di studenti serali stranieri, tra strafalcioni di ogni tipo, mentre la sora Lella interrompe ripetutamente la scena per far assaggiare la pastasciutta al nipote e litigare con uno degli studenti. Ma come si può insegnare così, in quelle condizioni?

Arriva finalmente la prima definizione :”…il bene comune non è un bene, nel senso economico del termine, ma è quell’insieme di condizioni che permettono ad ogni persona di portarsi a compimento nel modo migliore e più celermente possibile”. E’ in altre parole il terreno fertile che ci consente di portare frutti: tanti, maturi e dolci.

Internet non è un bene comune, la gestione di internet può realizzare il bene comune, qualora sia orientata a diffondere conoscenza; l’acqua non è un bene comune, la gestione dell’acqua può essere orientata a realizzare il bene comune, qualora sviluppi condizioni di benessere delle persone e della società; l’ambiente non è un bene comune, la gestione dell’ambiente può essere orientata al bene comune, se realizza pienamente lo sviluppo della comunità umana e delle sue attività considerata inserita in un ecosistema.

Se il bene comune non è un bene, ma sono le condizioni di sviluppo ottimale, individuale e sociale, allora la realizzazione del bene comune è prioritaria rispetto al benessere dell’individuo, perché ne costituisce una pre-condizione obbligatoria affinché detto sviluppo si realizzi. Intuizione geniale!

Mi rendo conto di aver fame di bene comune, che le cose dette sono belle e finalmente innovative rispetto ai contenuti stantii della politica classica, ancora fermi a liberalismo contro assistenzialismo, capitalismo contro comunismo.

Qui c’è qualcosa di più e vale la pena restare a sentire, ma è ancora teoria, nella pratica chi deve operare concretamente per realizzare le condizioni di sviluppo del bene comune? E cosa deve fare?

I contenuti proseguono, netti e precisi : le istituzioni statali hanno nel loro DNA il governo della cosa pubblica per realizzare le migliori condizioni di sviluppo degli individui e della società, sono nate per questo; il singolo individuo contribuisce al bene comune svolgendo bene il proprio ruolo nella comunità, facendo bene il proprio lavoro per il bene di tutti. Ancora torna l’espressione di prima, applicata all’individuo : “Dominio di sé per il bene del prossimo”, che corrisponde con il bene personale dell’individuo; le condizioni per realizzare il bene comune sono strettamente legate al concetto di “verità” che è una per tutti, ma che nessuno possiede in pienezza e tutti dobbiamo ricercare. Il bene comune è avverso al preconcetto e all’ideologia, ovvero alla verità pre-costituita e applicata uniformemente a tutti. Se noi cerchiamo la verità, sarà essa a trovarci.

Passando infine ai comportamenti individuali, il bene comune è : consapevolezza, responsabilità personale e non vittimismo, interessarsi e immedesimarsi nella realtà del nostro prossimo, è frutto di equilibrio complesso e difficile, è relazione.

Il bene comune è la via politica della carità, e dipende da ciascuno di noi, è sussidiarietà, è solidarietà, è partecipazione.

La serata è finita, non sono ancora convinto di aver capito a pieno, ma mi rendo conto che è stato detto qualcosa di nuovo, di bello e di vero. Uscendo dal teatro mi accorgo che i prossimi tre incontri hanno a tema proprio la sussidiarietà, la solidarietà e la partecipazione. Quando si assaggia qualcosa di buono non si lascia più, sicuramente ci sarò, per capire sempre meglio e cominciare a fare del bene comune il mio pane quotidiano.

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#temiOl3

  • 10527621_319450061513206_8925441035976221652_nQualcosa è cambiato. No, non al Governo, perché cambiano le persone, ma la tendenza a fare troppi provvedimenti spot è sempre la stessa (a che servono, tanto per dirne una, 1000 asili nuovi se non si fanno figli e se chi ce li ha è vessato dalle tasse?). No, non in Parlamento, perché “fatta la legge, trovato l’inganno” e ormai decidono più i giudici degli onorevoli (anzi, forse questa potrebbe essere una novità, ma no, è già cosa vecchia). Insomma, qualcosa è cambiato intendevamo qui, tra noi, a #OL3.

    Dopo il lungo tour, faticoso ma entusiasmante, che ha coinvolto oltre 40 parrocchie romane, abbiamo raccolto moltissime adesioni per la 3 giorni di formazione con persone da varie parti d’Italia (dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche), che porteranno i nostri contenuti nei loro territori, appassionando,anzi, "immischiando" a loro volta, altri amici.

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