Giovani: è ora di crescere e di prenderci il futuro

Recenti dati della Banca d’Italia evidenziano che il 65% delle famiglie italiane valuta come insufficiente il proprio reddito. Le maggiori difficoltà gravano sui giovani, quasi tutti lavoratori precari, in difficoltà nell’accedere ai mutui, acquistare case di proprietà o avviare imprese. È evidente come in Italia ci sia una questione generazionale. Emerge in modo lampante in ambito politico, ma il problema è generale. Gli ultimi decenni hanno portato un peggioramento delle condizioni economiche; ma prima ancora una crisi di prospettive e di speranze.

Nella mia generazione siamo cresciuti, in molti, senza gravi problemi economici. Abbiamo spesso alle spalle famiglie che grazie a Dio sono in grado di aiutarci. Ma non abbiamo orizzonti. Non sappiamo cosa sarà da qui a venti o quaranta anni. È giunto allora il momento di prenderci il futuro. Senza essere critici a tutti i costi, senza voler distruggere l’esistente. Con responsabilità, e anche con rispetto per chi ci ha preceduto. Vogliamo però giocarci le nostre carte, sapendo che domani il paese sarà abitato da noi e dai nostri figli. Vogliamo avere voce in capitolo sulle decisioni che riguardano anzitutto noi. E vogliamo tornare a sognare.

Il sistema è bloccato, lo so. Ma allora ancora di più dipende da noi: dalla tenacia nel non rassegnarci, trasformando l’indignazione in azione. Dalla nostra capacità di essere credibili, costruendo famiglie belle, acquisendo professionalità e talenti. Dipende dal saper porre le priorità, anche nelle richieste; con l’ottica rivolta al bene comune. Dal presentare progetti realistici e capaci di incanalare le energie. Dal saper fare squadra. Dal rinunciare a pretese individualistiche, rifiutando la logica del privilegio e del compromesso. Dalla generosità nel metterci al servizio, lavando i piedi. Dipende dal sapere essere “per”, e non “contro”, guardando ai fatti e non alle casacche; liberandoci di schemi e ideologie, che portano solo allo scontro sterile. Dipende dalla volontà di inventare e prendere strade nuove, originali e fantasiose. Dalla maturità nel crescere e nell’andare OL3. Ora è il momento. I nostri nonni hanno fatto la guerra, i nostri nipoti abiteranno il paese nel terzo millennio. Noi, che traccia vogliamo lasciare?

Gianluigi De Palo
Presidente di OL3 Nè indignati, nè rassegnati

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#temiOl3

  • 10527621_319450061513206_8925441035976221652_nQualcosa è cambiato. No, non al Governo, perché cambiano le persone, ma la tendenza a fare troppi provvedimenti spot è sempre la stessa (a che servono, tanto per dirne una, 1000 asili nuovi se non si fanno figli e se chi ce li ha è vessato dalle tasse?). No, non in Parlamento, perché “fatta la legge, trovato l’inganno” e ormai decidono più i giudici degli onorevoli (anzi, forse questa potrebbe essere una novità, ma no, è già cosa vecchia). Insomma, qualcosa è cambiato intendevamo qui, tra noi, a #OL3.

    Dopo il lungo tour, faticoso ma entusiasmante, che ha coinvolto oltre 40 parrocchie romane, abbiamo raccolto moltissime adesioni per la 3 giorni di formazione con persone da varie parti d’Italia (dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche), che porteranno i nostri contenuti nei loro territori, appassionando,anzi, "immischiando" a loro volta, altri amici.

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