Essere padre oggi

La nostra società si sta trasformando sempre di più in una società “senza padre”. La conseguenza di questa trasformazione sta provocando una buona parte dei problemi che i giovani stanno attraversando, in piena crisi economica, come risultato della progressiva ma costante delegittimazione dell’istituzione della famiglia e del ruolo della figura paterna al suo interno.

Gli stessi studenti che manifestano in piazza in modo violento, i quali strumentalizzando una sacrosanta istanza, come quella di protestare per i tagli alla scuola e all’istruzione, trovano l’occasione per distruggere, in modo organizzato e sistematico, i simboli della vita civile, delle istituzioni e del potere economico, ci stanno rivolgendo indirettamente un grido di aiuto.

Sarebbe falso rispondere a questa richiesta di aiuto dando tutta la colpa alla crisi economica. La verità è che ai nostri giovani abbiamo tolto la speranza perché abbiamo demolito la figura del padre e il ruolo centrale della paternità nel cammino della crescita. La crisi economica dell’immediato dopoguerra infatti, non ha portato gli stessi frutti di nichilismo e di disperazione, in una condizione di ignoranza e di povertà molto maggiore di quella attuale.

Una “società senza padre” ha infatti, come effetto diretto sui figli, la rimozione del ruolo paterno, ruolo che determina, in primo luogo, l’instaurarsi di quelle condizioni che ci insegnano a sopportare le sconfitte e continuare a sperare, anche quando le situazioni sembrano avverse; ne conseguono l’incapacità di accettare ogni forma di norma o vincolo, la mancanza di autostima, forme eccessive di aggressività o di iperattività, l’incapacità di staccarsi dal vincolo genitoriale e cominciare una vita autonoma.

E’ infatti il padre che, sostituendosi gradatamente al ruolo della madre nello sviluppo del bambino, con il suo esempio, insegna al proprio figlio ad affrontare con speranza le problematiche dell’esistenza, sempre presenti in ogni contesto ed epoca storica, e a risolverle senza assolutizzarle e senza cedere alla depressione e alla violenza, come unico strumento di rottura dello schema costituito. E’ il padre che, proponendo al proprio figlio un impianto normativo coerente e accompagnandolo nella scoperta del mondo esterno, farà superare al bambino il desiderio di onnipotenza, proponendogli il limite come elemento necessario alla vita di relazione. E’ il padre, in fin dei conti, che conduce il bambino verso il futuro.

Ecco perché bisogna gridare a tutte le agenzie educative e culturali, a cominciare dalla scuola, dalla tv, dalla rete e dai social network, la necessità di rivalutare la figura paterna, far capire alle famiglie e alle coppie di fidanzati quanto sia importante che i neo-padri si assumano responsabilmente il compito di educare i propri figli, per renderli in grado di affrontare la vita con speranza e gratitudine, qualunque condizione essa presenti, per essere in tutto e per tutto dei padri che si assumono in pieno il loro compito educativo.

La mia vita parla di questo. Sono un ingegnere, sposato e padre di tre figli. Nel 2010, quarant’anni appena compiuti, quando la crisi economica cominciava a far sentire i suoi effetti più nefasti anche in Italia, ho perso il lavoro.

Dopo i primi giorni di smarrimento non mi sono perso d’animo e mi sono messo subito a cercare una nuova occupazione, contando su un buon curriculum e sulle molte conoscenze acquisite in tredici anni di carriera. Poco dopo ho avuto un’offerta di lavoro, allettante dal punto di vista professionale e ben remunerata, che tuttavia richiedeva il trasferimento in un’altra città con trasferte settimanali. Nella mia vita ho sempre viaggiato e lavorato fuori casa, anche all’estero, ma non avevo figli, la cosa a quel tempo non mi spaventava e anzi era sempre stata una buona occasione per conoscere posti nuovi e persone nuove. Questa volta però era diverso, perché avevo due figli piccoli, la più grande di sette anni e il più piccolo di cinque, e sono stato posto di fronte ad una scelta difficile : accettare il lavoro puntando sulla mia carriera o credere nel futuro della mia famiglia e restarle vicino?  

Ho scelto quest’ultima opzione, rinunciando a progressi lavorativi immediati. Ho deciso di investire nel futuro con la mia famiglia, e non nonostante la mia famiglia, di investire sull’importanza del ruolo di padre, dal quale  dipende il futuro della nostra società.

Anche in conseguenza di questa scelta è nata la mia terza figlia, che oggi ha 16 mesi.

Mettiamocela tutta per far crescere nella nostra società la cultura e la responsabilità della paternità, facciamo del nostro meglio per essere dei padri OL3, che vanno avanti nonostante tutto, portando sulle proprie spalle il peso della responsabilità educativa che gli compete, nella certezza che questo è la strada giusta per far crescere bene i nostri figli e sviluppare nella società gli anticorpi alla depressione e alla perdita di senso.   

Paolo Molaioni

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#temiOl3

  • 10527621_319450061513206_8925441035976221652_nQualcosa è cambiato. No, non al Governo, perché cambiano le persone, ma la tendenza a fare troppi provvedimenti spot è sempre la stessa (a che servono, tanto per dirne una, 1000 asili nuovi se non si fanno figli e se chi ce li ha è vessato dalle tasse?). No, non in Parlamento, perché “fatta la legge, trovato l’inganno” e ormai decidono più i giudici degli onorevoli (anzi, forse questa potrebbe essere una novità, ma no, è già cosa vecchia). Insomma, qualcosa è cambiato intendevamo qui, tra noi, a #OL3.

    Dopo il lungo tour, faticoso ma entusiasmante, che ha coinvolto oltre 40 parrocchie romane, abbiamo raccolto moltissime adesioni per la 3 giorni di formazione con persone da varie parti d’Italia (dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche), che porteranno i nostri contenuti nei loro territori, appassionando,anzi, "immischiando" a loro volta, altri amici.

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