Tra velo e veline

Quando ho letto la notizia della diciottenne marocchina aggredita e picchiata selvaggiamente dal padre solo perché rifiutava velo e matrimonio forzato, avevo ancora sul comodino “L’amore è un foulard” di Shelina Zahra Janmohamed, definita una sorta di Bridget Jones musulmana, che racconta la ricerca dell’uomo giusto ai tempi dell’emancipazione delle donne col velo.

In un capitolo si sofferma proprio sulla sua personale e volontaria scelta di indossare lo hijab, il foulard che copre i capelli ed il collo delle donne lasciando scoperto il viso. Nel Corano – spiega anche l’autrice – non è prescritto il velo alle donne, ma lei era orgogliosa di portarlo e questo le ha creato dei problemi con alcuni ragazzi che si sentivano in imbarazzo dal quella ostentazione di appartenenza.

Nessuna giustificazione quindi per quel padre padrone che non alcun diritto di imporre le sue scelte alla figlia, ma noi non possiamo solo scandalizzarci “che ancora succedano queste cose ai nostri giorni”, e non indignarci allo stesso modo se i nostri uomini occidentali continuano a offendere la nostra dignità in altri modi: dall’uso improprio del corpo  femminile in tv e in pubblicità (inutile negarlo: un paio di cosce in bella vista fanno ancora audience) ai dibattiti sulle mancate quote rosa (espressione che mi fa rabbrividire, perché – diciamoglielo – a una certa età smettiamo di appartenere al fantastico mondo di Barbie dove tutto è fucsia), come se ci fosse bisogno di una legge per ricordarsi di dare spazio alle donne in politica o nei posti di comando.

Qualche mese fa le donne sono dovute scendere in piazza per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto di non essere tutte delle escort disposte a qualunque disimpegnativa cosa pur di avere successo/denaro/un posto assicurato in tv o al Parlamento, o alla Regione. Tanto rumore per nulla. Se ne è parlato bene in quei giorni, ma poi non mi sembra sia cambiato molto. Il velinismo politico va ancora per la maggiore, almeno finché avremo questa legge elettorale.

OL3 alla solidarietà per le donne musulmane, quindi – e facciamo bene a parlarne, perché come comunità cittadina abbiamo il dovere di difendere chi ci sta accanto e, anzi, dovremmo fare di più: questo sì che sarebbe un buon motivo per scendere in piazza – impariamo ad andare OL3 anche il velinismo, perché siamo tutte molto, molto di più.

Concita De Simone
Consigliere OL3 – Nè indginati nè rassegnati

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#temiOl3

  • 10527621_319450061513206_8925441035976221652_nQualcosa è cambiato. No, non al Governo, perché cambiano le persone, ma la tendenza a fare troppi provvedimenti spot è sempre la stessa (a che servono, tanto per dirne una, 1000 asili nuovi se non si fanno figli e se chi ce li ha è vessato dalle tasse?). No, non in Parlamento, perché “fatta la legge, trovato l’inganno” e ormai decidono più i giudici degli onorevoli (anzi, forse questa potrebbe essere una novità, ma no, è già cosa vecchia). Insomma, qualcosa è cambiato intendevamo qui, tra noi, a #OL3.

    Dopo il lungo tour, faticoso ma entusiasmante, che ha coinvolto oltre 40 parrocchie romane, abbiamo raccolto moltissime adesioni per la 3 giorni di formazione con persone da varie parti d’Italia (dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche), che porteranno i nostri contenuti nei loro territori, appassionando,anzi, "immischiando" a loro volta, altri amici.

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